Falsari elvetici | Falsificare la Storia

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Falsari elvetici | Falsificare la Storia

Orario & Sede

08 May, 11:00 – 17:00
Convegno internazionale

L'evento

Nell'ambito della ricerca ideata dal nostro centro di ricerca Forgery, Fraud and Mystification

Jonathan Schiesaro & Marco Nava, Università di Zurigo, organizzano un convegno dal titolo:

Forgery, Fraud and Mystification in Italian Renaissance Art and Music (dal 6 al 7 maggio su Zoom: https://uzh.zoom.us/s/4869986781, programma al link: https://arthist.net/archive/33912; inizio ore 10:30 Carla Rossi Il falso che non c’è e il Tosco: De tribus impostoribus)

& un workshop dal titolo:

Falsificare la Storia: falsari elvetici e falso Medioevo e Rinascimento in Svizzera

L'incontro internazionale si svolgerà come evento conclusivo del workshop zurighese, premiato con un GRC Grant dell'Università di Zurigo, la cui idea è stata concepita a Lugano, presso la nostra Fondazione, durante un brainstorming nel febbraio 2020. Se a Zurigo, nei due giorni precedenti, verranno discusse le pratiche della falsificazione, della frode e della mistificazione nella letteratura, nell'arte e nella musica del Rinascimento italiano, a Lugano ci si concentrerà su alcuni aspetti specifici, legati ai falsi in Svizzera.

Programma

SABATO 8 MAGGIO, ORE 11:00   Apertura e relazione inaugurale

SESSIONE I, ORE 11:30

Carla Rossi (Università di Zurigo)

Il Patto federale? Un falso rinascimentale

Abstract: il Patto federale, scelto nel 1891 come documento fondante della Svizzera​, noto anche come Patto del Grütli (sebbene nel documento originale, il Grütli non sia mai citato) e conosciuto in tedesco come Bundesbrief, conservato presso l'Archivio di Stato di Svitto, sotto la segnatura StASZ, Nr. 27, si rivela, ad un'analisi linguistico-filologica un falso allestito con ogni verosimiglianza in epoca rinascimentale.

ORE 12:15

Nicolò Premi (EPHE Paris Sorbonne e Università di Verona)

La falsa donazione di Sonvico

Abstract: Nell'archivio parrocchiale di Sonvico è conservata una pergamena del X secolo con tracce di scrittura onciale, con la quale il 2 aprile 724 re longobardo Liutprando avrebbe donato la «curtis» di Sonvico all’abbazia di S. Carpoforo di Como: si tratta evidentemente di un il falso che tendeva a legittimare uno stato di fatto.

ORE 13: 00

Beatrice Riccardo (Sapienza Università di Roma)

La querelle sul falso Bernardino Luini

Abstract: Nel 2014, i curatori della mostra Bernardino Luini e i suoi figli, allestita a Milano (a Palazzo Reale), si fanno prestare un dipinto dalla Pinacoteca Ambrosiana, la Sacra famiglia con sant’Anna e san Giovannino, da sempre attribuito a Bernardino Luini (Dumenza, 1481 circa – Milano, giugno 1532). Tuttavia, i due studiosi ritengono che il dipinto non sia di mano del grande pittore lombardo del Rinascimento e propendono per una più prudente attribuzione alla sua bottega. Si scatena una guerra tra pinacoteche e storici dell'arte: il caso di Luini è interessante e “controverso”, dal momento che i due schieramenti contrapposti parlano di “falso” (Agosti, Stoppa) contro un più cauto “di bottega”, e non “d’autore"; dunque, è proprio il termine “falso” a spaventare, per via della cattiva fama che immediatamente esso getta intorno ad un’opera; bisogna necessariamente distinguere, come suggerisce Ferretti, tra falso/falsa attribuzione/attribuzione alla bottega di un maestro.

PAUSA

SESSIONE II, ORE 14:30

Simone Facchinetti (Università del Salento) Giovanni Morelli e i falsi rinascimentali

Abstract: Giovanni Morelli (1816-1891) è nato da genitori svizzeri: il padre Johannes proveniva dal Cantone di Turgovia, la madre Ursula Zavaritt dal villaggio di S-chanf in Engadina. Il suo nome originario, Johannes Morell (come quello del padre), sarà successivamente italianizzato in Giovanni Morelli. Assieme a Giovan Battista Cavalcaselle è considerato uno dei maggiori conoscitori del XIX secolo.  L’indagine metterà a fuoco due differenti momenti del rapporto di Morelli con il mondo dei falsi. Nel primo saranno esaminati alcuni dipinti della collezione personale del conoscitore, acquistati agli esordi della sua carriera come originali (di Leonardo da Vinci e di Lorenzo Lotto), smascherati come falsi dal medesimo studioso che, nel corso del tempo, affinerà le proprie armi al fine di riconoscere le contraffazioni. Nella seconda parte dell’intervento, attraverso l’esame dei principali testi a stampa di Morelli (che si firmava con lo pseudonimo di Ivan Lermolieff) e del carteggio con l’amico Sir Austin-Henry Layard, saranno fatti affiorare alcuni falsi emblematici, scoperti grazie al “metodo sperimentale”. L’assidua frequentazione dei principali restauratori del tempo hanno messo Morelli nelle condizioni di muoversi con una certa disinvoltura nella lettura materiale dei dipinti rinascimentali. In molti casi le opere falsificate non hanno superato la prova del suo esame diretto, fondato sull’attenta ispezione dei supporti, delle firme e dello stile.

ORE 15:15

Paolo Sachet (Institut D'histoire De La Réformation, Genève)

"Ad Catacumbas": falsi luoghi di stampa romani nella propaganda riformata

Abstract: Dal Bengodi fino a Eleuteropoli, i falsi luoghi di stampa hanno acceso sovente la creatività dei tipografi di antico regime e posto non pochi problemi attributivi ai moderni bibliografi. Tra le infinite possibilità per mascherare i dati editoriali su colophon e frontespizi, l’appropriazione di indirizzi reali, o meglio verosimili nel contesto storico di una pubblicazione, riveste una categoria a sé, assai raramente indagata nonostante le specifiche implicazioni. Un caso limite è rappresentato dall’impiego di Roma quale città di edizione di opere di indiscutibile matrice protestante. Analizzando esempi afferenti all’area elvetica e non solo, verranno offerti nuovi elementi di riflessione intorno al rapporto tra propaganda e censura nell’Europa cinquecentesca, così come all'utilizzo del mezzo stampa da parte cattolica e riformata.

ORE 16:00

Jonathan Schiesaro (Università di Zurigo)

Allusività, sperimentalismo linguistico e false identità. L’Accademia dei Facchini della Val di Blenio nella Milano di Carlo Borromeo

Abstract: Il curioso sodalizio di artisti, letterati e artigiani noto come Accademia della Val di Blenio, dominato dalla figura del pittore Giovanni Paolo Lomazzo e la cui attività poetica si sviluppa in gran parte durante l’arcivescovato di Carlo Borromeo, costituisce uno dei più interessanti consessi poetici milanesi del XVI secolo. La produzione letteraria di questo gruppo ci è pervenuta grazie all’editio princeps dei Rabisch (1589), rivalutati negli ultimi decenni dagli storici della letteratura grazie agli studi di Dante Isella, che ne ha curato l’edizione critica e il commento (1993). Nel presente contributo ci si propone di indagare le strategie retoriche di questi testi, in cui lo sperimentalismo linguistico – che non si limita ad accogliere diverse varianti dialettali, ma riproduce anche una falsa lingua “facchinesca”, ad imitazione dei dialetti parlati dagli artigiani provenienti dalle valli del Ticino – si coniuga con la ricerca di una pseudonimia immaginaria (a cui è funzionale l’uso di finti nomi popolareschi) e di una precisa definizione dei ruoli nel consesso accademico, cui si aggiunge una marcata allusività legata al contesto di composizione, che è anche la causa della tardiva pubblicazione della silloge: il rigido ambiente culturale della Milano borromaica e post-tridentina.

ORE 16:40

Margherita Abbozzo (Istituto Europeo di Design, Firenze)

Gli About Dalì

Abstract: Copie, falsi, contraffazioni: il problema dei falsi esplode con l’inizio del Novecento in parallelo con gli sviluppi del nuovo mercato dell’arte, influenzati dalle nuove logiche del marketing statunitense. Salvador Dalì, con Gala, sua moglie e manager, è stato tra gli artisti più abili a strutturare una strategia per trasformare vita e lavoro in un brand e il primo a dare il via a una gestione manageriale della produzione per rispondere alla domanda del mercato. Qui si avanza la proposta che sia stata la collaborazione di Dalì e Walt Disney ad ispirare lo sviluppo di questa nuova gestione del lavoro artistico, che se da un lato ha garantito il grande successo commerciale di Dalì, dall’altro, ha anche portato le sue opere tarde ad esistere in una zona grigia tra autentico e falso. Il contributo esamina inoltre come l’attrattiva del suo brand sia tutt’oggi talmente viva da continuare ad alimentare produzione e mercato di sculture in bronzo non di mano dell’artista, ma soltanto “tratte” dal suo lavoro, come quelle create a Mendrisio dalla società The Dalì Universe.

L'iniziativa ha il sostegno del Percento culturale Migros

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